Life skills: come sviluppare l’empatia nei bambini

08 febbraio 2019 - Dott.ssa Barbara Sereni e Dott.ssa Agnese Checchinato

Life skills: come sviluppare l’empatia nei bambini

L'Empatia:"La capacità di mettersi nei panni dell'altro."


Il termine “empatia” deriva dalle parole greche en (dentro) e pathos (sentimento). Dal concetto di “provare un sentimento profondo” deriva l’accezione che, oggi, anche il senso comune riconosce a questo termine: mettersi nei panni dell’altro e delle emozioni che prova. Ciò comporta, quindi, la capacità di comprendere le emozioni degli altri in modo adeguato, riuscendo a sviluppare una risposta empatica nei confronti dei comportamenti altrui, ovvero una sorta di simulazione interna degli stati mentali dell’altro.

Questo ci consente nel vero senso della parola di condividere le esperienze emotive delle altre persone e richiede, perciò, di saper riconoscere e dare il giusto valore al punto di vista ed alla prospettiva altrui, attribuendo quindi queste emozioni all’altro e non a sé. Da questa definizione il già citato modo di dire “mi metto nei tuoi panni!”.

Questa innata capacità ha basi biologiche: molti avranno sentito parlare dei “neuroni specchio”.

Tale capacità di fatto si sviluppa in modo particolare nelle sue varie declinazioni, universalmente, ovvero in modo trasversale a tutte le culture, nel secondo anno di vita del bambino. In questo momento compaiono le prime forme di empatia così come di comportamenti altruistici: confortare le altre persone in momenti di sofferenza, aiutare nel momento del bisogno, condividere i giocattoli. Si tratta di un processo molto lungo, che si affinerà soltanto nel periodo dell’adolescenza, con lo sviluppo di un senso più integrato di identità.

Non è però sufficiente parlare di quanto l’empatia sia innata: è imprescindibile anche l’influsso dell’esperienza e del vissuto del bambino. Sin dalle prima relazioni del neonato, gli scambi a specchio con i genitori e le varie sfumature emotive, si crea una circolarità in cui l’adulto comprende i bisogni del bambino, dà una risposta alle sue manifestazioni e lo fa sentire accolto nei “sovraccarichi emozionali”. Questo gioco di scambi, di “botta e risposta”, permette a poco a poco il formarsi dell’identità del bambino ed anche della sua capacità emotiva ed empatica. Si passa, cioè, da un semplice “contagio emotivo”, in cui il bambino manifesta le stesse emozioni a cui assiste nell’altro, alla comprensione del ruolo dell’altro come diverso da sé. Ecco perché lo sviluppo della capacità empatica va di pari passo con la maturazione socio-cognitiva e la capacità di differenziare se stessi dagli altri.

Per questi motivi è fondamentale, al fine di ottenere uno sviluppo ottimale dell’empatia, la presenza di un ambiente in grado di incoraggiare il bambino e le sue scoperte, di riconoscere le sue necessità emotive dando a queste ultime una risposta coerente e di fornire opportunità di scambi emozionali significativi.

A tal proposito, si rivela importante stimolare nel bimbo la capacità di dare un nome alle proprie emozioni: riconoscerle, denominare, associarle ad una determinata espressione facciale, stimola la crescita cognitiva, la maturazione della competenza emotiva e della disponibilità allo scambio e alla comunicazione con l’altro.

Ricollegandoci a questo, cerchiamo di capire quali possono essere alcune strategie per aiutare i bambini a sviluppare l’empatia:

• Parlare ai bambini delle emozioni: come spiegato, questo stimola nel bimbo la capacità di riconoscere, denominare e distinguere le emozioni.

• Non aver paura di manifestare le proprie emozioni davanti ai bambini: talvolta la paura di mostrarsi fragili induce i genitori a nascondere i propri sentimenti ed emozioni, specialmente se legati alla tristezza o alla paura. E’ invece sano che il bambino veda che anche i propri adulti di riferimento hanno una vita emotiva colorata, non piatta ma dinamica a seconda delle varie esperienze della vita quotidiana.

• Marcare le espressioni del volto abbinandole alle varie emozioni provate: un volto mobile e ricco di sfumature espressive è indice di un dinamismo emotivo ed affettivo.

• Non abbinare le emozioni a differenze di genere: tendenzialmente si è portati a condividere le sfaccettature della vita emotiva più con le bimbe che con i maschietti. E’ importante ricordare di evitare questo perché le emozioni sono “senza genere.”

Dare il buon esempio: dimostrare con coerenza, nelle varie situazioni della vita quotidiana, che anche gli adulti vivono le emozioni e ne parlano senza paura • Insegnare a “mettersi nei panni dell’altro”: un’ottima palestra per la capacità di mettersi nei panni dell’altro è la lettura dei libri insieme ai bambini che, oltre a sviluppare la predisposizione all’attenzione condivisa (uno dei perquisiti della comunicazione verbale), e delle life skills in generale (le cosiddette “competenze per la vita”) genera degli importanti momenti di scambio in cui è possibile commentare insieme le emozioni che può aver vissuto il personaggio del racconto, nelle varie vicissitudini.

• Gioco simbolico, giochi di ruolo e recitazione: queste attività, a partire dal classico gioco del “far finta di” per arrivare ad esperienze di gioco teatrale e di ruolo tra pari e con adulti, permettendo di rappresentare simbolicamente momenti e vissuti della vita quotidiana, consentono di interiorizzare emozioni nuove, diverse, facendo proprie quelle dei personaggi interpretati. Questo è, naturalmente, molto significativo per ciò che concerne lo sviluppo dell’empatia. Vi sono dei “libri scenario” che, potendo essere utilizzati come fondale per queste attività, rappresentano un utile strumento di mediazione per agevolare la comunicazione.

• Utilizzare “libri gioco” e libri interattivi: questi strumenti creano importanti momenti di relazione e scambio tra le persone che leggono e tra di esse e i personaggi del libro. La sfera emotiva ed empatica, in questi contesti di condivisione, è stimolata e messa alla prova.


Dott.ssa Barbara Sereni e Dott.ssa Agnese Checchinato - Studio Incipit-Family Care