La Consapevolezza di sé

15 marzo 2019 - Dott.ssa Barbara Sereni e Dott.ssa Agnese Checchinato

La Consapevolezza di sé

Cosa significa essere consapevoli di se stessi? Crediamo di esserlo? Scopriamolo insieme


Consapevolezza di sé: un elemento complesso da acquisire, così come da comprendere. Potrebbe essere de?nito come il risultato di una serie di processi di sviluppo e maturazione in più direzioni: emotivo-affettivo, cognitivo, relazionale e corporeo.
Quest’ultimo aspetto, talvolta purtroppo dimenticato quando si parla di processi psicologici, deve imprescindibilmente essere considerato come parte integrante della crescita della persona.
Questo perché il corpo, e la sua consapevolezza, vanno di pari passo con la consapevolezza di sé da un punto di vista psicologico.
Per tale motivo, nel momento in cui si considera la maturazione della persona nella sua globalità, è opportuno riferirsi ad una crescita in senso “psico-motorio” e, quindi, tenendo in considerazione la dimensione psichica, così come quella corporea (e motoria) della persona. A tal proposito, per introdurre alla maturazione della consapevolezza di sé nel bambino consideriamo che, all’evolvere delle possibilità motorie, della crescita corporea e dell’accumularsi di esperienze concrete, corrisponde anche lo sviluppo di una consapevolezza di sé, che va intesa anche come percezione dinamica della propria persona e delle sue possibilità. Ci si può riferire, in questo caso, al termine “immagine corporea”, come consapevolezza che si ha di noi stessi, che è variabile al variare delle esperienze, dei vissuti, delle conoscenze e dei cambiamenti a livello corporeo. Inscindibile da ciò è il concetto di autostima.  


Il deve inoltre essere considerato, nella sua dimensione relazionale, come uno dei principali concetti sociali. A partire da esso, infatti, la persona media e interpreta le 
relazioni con gli altri, stabilisce quali esperienze ricercare nella quotidianità per assecondare l’immagine che si ha di sé e organizza i comportamenti e gli atteggiamenti verso gli altri. Possiamo quindi considerare il sé come una sorta di ?ltro al quale sottoponiamo tutte le nostre esperienze e relazioni quotidiane.  
In relazione a questi elementi, cerchiamo di monitorare l’andamento dello sviluppo della consapevolezza di sé. Il bambino passa da uno stato di dipendenza completa dall’altro (ovvero dal cosiddetto caregiver, colui che si “prende cura”, generalmente la mamma) in cui la percezione e la consapevolezza di sé sono frammentate e quasi inesistenti, ad uno stato di maturazione graduale della consapevolezza di essere un’entità separata dal caregiver, indipendente, unica. Maturano così il sé esistenziale, inteso come la capacità di percepirsi come individuo distinto rispetto agli altri (capacità che si struttura nei primi mesi di vita), ed il sé categorico, considerato come la possibilità di percepirsi in termini di categorie come sesso, età ecc. (compare intorno ai 2 anni di età).


Il riconoscimento di sè è elemento chiave proprio del sé categorico. Tale riconoscimento si struttura gradualmente anche mediante l’esperienza di riconoscere allo specchio i propri movimenti ri?essi, e successivamente di riconoscere allo specchio i propri tratti somatici (a partire, circa, dai 9 mesi di vita).
Il linguaggio verbale è un sincero testimone di questo processo di maturazione del riconoscimento, di consapevolezza di sé e di sviluppo dell’identità.
Attorno ai 2 anni di età il bambino, infatti, inizia a produrre parole autoreferenziali (“me”, “io”), accompagnate pure da comportamenti di opposizione alle proposte che provengono dagli adulti (ad esempio il non voler andare in un luogo o non voler svolgere un’attività) e dalla capacità di scegliere tra più elementi (saper scegliere un abito piuttosto che un altro, un gioco o altro).  


Passiamo ora ad alcuni suggerimenti pratici: 


1) Giochi davanti allo specchio: lo specchio, come ricorda anche Maria Montessori, è un accessorio fondamentale per la crescita del bambino.  A partire dai sei mesi di vita, il bambino potrà guardarsi allo specchio sviluppando così i sensi, stimolando 
l’esplorazione di se stesso, iniziando riconoscere la propria ?gura e a prendere coscienza e conoscenza di sé; 


2) Guardare fotogra?e che permettono al bambino di rivedersi in situazioni diverse: stagioni, anni, vacanze ecc. Un gioco utile per stimolare la conoscenza di sé è quello di preparare un album che racconti la storia del piccolo: ritagliare e attaccare insieme queste fotogra?e sarà un momento di forte valenza affettiva che andrà a forti?care il legame con la propria famiglia e con le persone care che ruotano attorno ad essa, ma anche un momento per consolidare la propria immagine di sé, frutto di tanti cambiamenti e ricordi importanti;

 

3) Autoritratto: giocare a disegnarsi con diverse tecniche concorre a sviluppare consapevolezza di sé, immaginare e ricordare la propria immagine e i propri tratti caratteristici; 


4) Guardare foto di paesaggi cari alla storia della famiglia, riproporre esperienze e vacanze in luoghi conosciuti e già sperimentati. Ciò permette al bambino di rafforzare ricordi e vissuti che andranno a consolidare l’immagine di sé; 


5) Giochi di imitazione di espressioni e posture: permette al bambino di sperimentarsi insieme ai suoi pari cimentandosi nell’imitazione delle azioni/espressioni dell’altro e provando a sua volta ad essere riconosciuto; 


6) Cercare di utilizzare parole che descrivono le azioni che il bambino compie. Relazionarsi con il bambino esprimendo frasi di rinforzo (“ecco, hai capito come funziona!”, “ti sei impegnato e ci sei riuscito da solo!”, “prova di nuovo, ci stavi quasi riuscendo”) aiuta il bambino a conoscere se stesso, i propri limiti e le proprie capacità. 


Dott.ssa Barbara Sereni e dott.ssa Agnese Checchinato, Studio Incipit - Family Care