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Attività, consigli e approfondimenti per genitori con bambini in età prescolare

Club di Carotina

24 maggio 2017

Creatività e gioco

Autore: Gabriella Santini

Il legame inscindibile che porta i più piccoli a scoprire se stessi

Non voglio parlarvi della magnificenza della creatività, che conoscete e che apprezzate quanto me.

Non voglio nemmeno ricordarvi l’importanza per la crescita del fattore noia. Senza, non può esserci – così pare ai più, me compresa – arricchimento dei mondi interiori, né messa in gioco di se stessi.

Neppure voglio sondare la questione legata alle differenze tra creatività, fantasia, immaginazione, invenzione, da me già sviscerata nei primi tre articoli scritti per questo blog (https://www.liscianigroup.com/blog/club-di-piccolo-genio/4/post/l%e2%80%99arte-di-inventare/6#.WRm1R4X9naY, https://www.liscianigroup.com/blog/club-di-piccolo-genio/4/post/l%e2%80%99arte-di-inventare/12#.WRm1d4X9naY, https://www.liscianigroup.com/blog/club-di-piccolo-genio/4/post/l%e2%80%99arte-di-inventare/17#.WRm1vYX9naY).

Ciò che mi preme stavolta mostrare è il legame inscindibile tra creatività e gioco, quell’intreccio presente nel mondo speciale che ogni bambino si costruisce liberamente e in cui ama risiedere.

Numerosi sono gli autori, i creativi, i pedagogisti, gli psicologi e gli psicoanalisti che hanno avvalorato la capacità indiscussa del gioco di promuovere lo sviluppo della creatività. Tra questi, non posso non citare lo svizzero Jean Piaget (http://www.treccani.it/enciclopedia/jean-piaget_%28Enciclopedia-dei-ragazzi%29/), lo psicanalista inglese Donald Winnicot, gli italiani Maria Montessori, che realizzò nel 1907 la prima Casa dei bambini, e Bruno Munari, che propugnava la creatività diffusa come ricchezza di ogni società.

In particolare, nel 1971, Winnicot affermò:

«È nel giocare e soltanto mentre gioca che l’individuo, bambino o adulto, è in grado di essere creativo e di fare uso dell’intera personalità, ed è solo nell’essere creativo che l’individuo scopre il sé. […] Sulla base del gioco viene costruita l’intera esistenza dell’uomo come esperienza.»

Ancora voglio citare l’australiano Arthur Cropley (Adelaide, 1935), che crede che la creatività si componga di tre aspetti, tutti indispensabili: l’aspetto intellettuale (capacità di produrre idee), il motivazionale (disposizione a farsi venire in mente cose e articolarle) e quello emozionale (coraggio di pensare diversamente), e lo psicologo statunitense Jerome Seymour Bruner, morto un anno fa a 101 anni, e che propugnava il superamento dei conformismi e la liberazione della creatività attraverso le attività ludiche.

Persino Platone (428 o 427-348 o 347 a.C.) ne ribadiva l’importanza, affermando:

«Educa i ragazzi con il gioco, così riuscirai meglio a scoprire la loro inclinazione naturale.»

Medesima opinione aveva Aristotele (384 o 383-322 a.C.), e Tommaso D’Aquino (1225-1274).

La creatività sta al gioco come l’esplorazione alla scoperta. Come è molto probabile che liperprotezione e l’eccesso di controllo agiscano da mortificatori, se non addirittura da annientatori della creatività.

Segnalo uno studio pubblicato sul Creativity Research Journal da Kyung Hee Kim del College of William and Mary in Virginia, che analizza i punteggi totalizzati in una serie di test per la misura della creatività (TTCT, Torrance Test of Creative Thinking - https://en.wikipedia.org/wiki/Torrance_Tests_of_Creative_Thinking) da bambini nati in un arco di parecchi decenni. I risultati documentano un costante declino della creatività negli ultimi venti, trent’anni.

Mi vengono in mente tanti compleanni di oggi in cui genitori preoccupati e ansiosi decidono, per il bene del festeggiato e della festa, di chiamare animatori professionisti per allietare i piccoli.

Quale la giusta via?

La strada da imboccare credo che sia quella della libertà espressiva e della semplicità. Infatti, chi meglio dei bambini SA giocare creativamente? E non è questa forse la loro più autentica cifra espressiva?

Che poi, dato che il gioco dei bambini e la vita culturale, creativa e immaginifica degli adulti pare derivino dalle stesse esigenze e nascano nel medesimo ambiente, perché non approfittarne per creare giocando tutti insieme?

 

 

 






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