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Club degli insegnanti

27 gennaio 2017

L'EDUCAZIONE EMOTIVA A SCUOLA

Autore: Anna Lisa Di Giacinto

ll lessico psicologico: “Le parole per dire come mi sento”

Il lessico psicologico: “Le parole per dire come mi sento”.

Competenze emotive non solo cognitive. Un programma di alfabetizzazione emotiva a scuola, far conoscere l’ABC delle emozioni, sviluppare le abilità emozionali del bambino. È molto importante educare al riconoscimento dei propri stati d’animo in quanto ciò consente di apprendere strategie utili a fronteggiare i problemi in cui ci imbattiamo nella vita di ogni giorno, le frustrazioni, le paure, le debolezze, la rabbia, lo sconforto, ci prepara a reagire in maniera efficace alle avversità, a gestire la complessità della vita e le relazioni con gli altri. Le emozioni sono una guida, ci aiutano a comprendere i nostri vissuti, le situazioni, dirigono i nostri comportamenti. La consapevolezza emotiva è utile a regolare le emozioni, a capire quali sono i comportamenti più adeguati da adottare nei vari contesti. Se un bambino è arrabbiato o spaventato potrà applicare una “procedura” che lo porti a calmarsi solo se prima ha saputo individuare qual è l’emozione all’origine del suo turbamento. Prenderci cura di noi e delle nostre emozioni, allora...  Sulla necessità di un’educazione emotiva precoce e sull’importanza del ruolo rivestito dall’adulto, qui un link interessante di Alberto Pellai, psicoterapeuta dell’età evolutiva: http://www.repubblica.it/rubriche/passaparola/2016/09//06/news/l_educazione_emotiva-147264307/

Dell’argomento in questione, così ampio e ricco di sfaccettature, approfondiamo un aspetto particolare che è quello che riguarda la competenza lessicale e cioè acquisire e padroneggiare il linguaggio per comunicare agli altri le nostre emozioni. Tradurre le emozioni in parole, scoprire ed ampliare il vocabolario emotivo. Attribuire un nome a ciò che proviamo è fondamentale in quanto, oltre a permetterci di scegliere la migliore linea d’azione di fronte alle difficoltà, serve a comunicare meglio con gli altri, ad ottenere il loro aiuto quando ne abbiamo bisogno, a rapportarci in modo positivo e a sviluppare sentimenti di empatia nei confronti di altre persone (la compartecipazione alle “vicende sentimentali” altrui). Oltre all’identificazione delle proprie emozioni, un’adeguata competenza emotiva richiede infatti la capacità di riconoscere le emozioni degli altri. Questo implica l’essere attenti all’espressione del viso e al linguaggio del corpo di coloro con cui si interagisce, notare il tono di voce, saper cogliere gli aspetti rilevanti. Anche i bambini più piccoli possono essere aiutati ad individuare gli indizi fisici e paraverbali che identificano lo stato d’animo di una persona, allenati ad intuire il perché una persona si sente in un determinato modo e ciò sarà importante per imparare a  vestire i panni degli altri, immedesimarsi nei loro stati emotivi. Capire se stessi per capire meglio gli altri e viceversa.

Il lessico psicologico... Vengono così definiti i termini che descrivono gli stati interni di tipo emotivo e cognitivo: credenze, desideri, percezioni, intenzioni, stati affettivi. Il loro utilizzo da parte del bambino è indice della capacità di “accedere” alla mente propria e a quella altrui e di parlare dei suoi stati, rendendoli oggetto di riflessione e di conoscenza. Più concretamente, espressioni come “penso”, “immagino”, “mi diverte”, “mi fa infuriare” sottendono l’abitudine a rappresentare gli stati emozionali e cognitivi, a condividere ed anticipare le aspettative altrui, a reagire in modo pertinente a pensieri ed emozioni, a svilupparne la consapevolezza.

Un lessico emotivo ampio consente al bambino di discriminare in modo sottile i propri stati d’animo, di saper riferire tutte le gradazioni, le sfumature emozionali  usando la terminologia più appropriata (timore, paura, terrore; irritazione, fastidio, rabbia, collera, ira, e via di seguito), poter discutere delle proprie esperienze e condividerle con gli altri.

Come incrementare il vocabolario emotivo dei bambini? Insegnandogli i termini che indicano le varie emozioni contestualmente alle situazioni che vivono, incitando la riflessione. È fondamentale verbalizzare lo stato d’animo del bambino nel momento in cui ne fa esperienza, verbalizzare le sensazioni che prova in una ben precisa circostanza: “Mi sembri proprio felice”; “Vedo che sei molto dispiaciuto”. Incidentalmente, nel corso di una lettura (fiabe, storie, racconti, filastrocche e poesie). Esiste un’ampia interessantissima  scelta di libri per aiutare i bambini ad esplorare il mondo delle emozioni e dei sentimenti. Una lettura espressiva da parte dell’insegnante che farà una pausa ogni volta che pronuncerà parole come “triste, malinconico, felice, allegro, impaurito, spaventato, sorpreso, meravigliato ecc.  e sottolineerà l’emozione con la mimica facciale. Far mimare anche dai bambini le varie espressioni. Avviare conversazioni dopo la lettura per riflettere sul significato delle parole (la dimensione lessicale si interseca con quella semantica): cosa significa che il protagonista della storia si infuriava, come si manifesta la sua rabbia, come si sarà sentito, che cosa prova  e perché. Preparare sagome dei personaggi ed animarle invitando i bambini a fargli dire delle frasi adatte allo stato d’animo: “Sono triste come una giornata di pioggia”, “Sono triste come un fiore appassito”; ciò prepara il terreno per una discussione sulla gestione delle emozioni. Fare ipotesi su come lenire la tristezza per passare alla felicità, come aiutare qualcuno ad uscire dalla gabbia della rabbia, come superare la paura; far inventare parole-frasi “scacciapaura” ad esempio “Fatti coraggio”, “Chiudi gli occhi e respira profondo”, “Vai da qualcuno che ti consoli” ecc.  Realizzare un personaggio o un oggetto magico per mandare via la paura del buio, dei fantasmi, dei serpenti, dei ragni, del temporale. Far drammatizzazione le storie.

Attività semplici e di base quali: far abbinare la parola giusta ad una foto o al disegno di un volto che esprime uno stato d’animo accogliendo le ipotesi dei bambini (“Come hai intuito l’emozione della paura?); ritagliare da riviste e giornali immagini di persone felici o tristi ed invitare a darne una descrizione con le parole; disegnare (disegna il tuo ritratto in un momento in cui sei felice, disegna la tua felicità; disegna il motivo che ti rende felice, disegna immagini  e personaggi che rispecchiano  e rappresentano le diverse emozioni) facendo in modo che siano presenti indizi che dimostrano che i bambini hanno intuito il sentimento in questione; rappresentare le emozioni con i colori; la ricerca delle parole da abbinare ai vari sentimenti: “le parole della felicità” (evviva, mi piace, divertente, emozionato, grida di gioia ecc.), “i verbi della paura” (tremare, balbettare, rabbrividire, nascondersi, scappare, ecc.). 

Giochi vari e attività appositamente strutturate, ad esempio: “A caccia di emozioni”. Fare delle copie tante quanti sono i bambini che partecipano, di alcune faccette emotive (rabbia, felicità, paura, tristezza, sorpresa, preoccupazione, timidezza, disgusto). Nascondere in vari punti della stanza i cartoncini con le faccette. Quando un bambino trova un cartoncino raffigurante l’emozione dovrà riferire di che emozione si tratta e raccontare un episodio in cui ha provato quell’emozione ( in che occasione si sente felice e cosa fa quando è felice: quando ascolto la mia canzone preferita, quando gioco con il mio gatto, ecc.) oppure un episodio che riguarda un amico, un familiare o il personaggio di qualche racconto o cartone animato.

Saper denominare e comunicare sensazioni, stati affettivi e sentimenti, riuscire ad esprimere quello che sentiamo, come ci sentiamo, è una competenza fondamentale: significa stabilire un ponte di apertura, avvicinarsi all’altro, rendere gli altri partecipi della nostra vita. La comunicazione porta all’incontro, al confronto, alla crescita.

Studi, suggerimenti bibliografici e libri di pratica utilità per lo svolgimento di alcuni giochi e attività suggeriti in corso di articolo:

- Bruner J. (1987), Il linguaggio del bambino: come il bambino impara ad usare il linguaggio, Roma, Armando;

-  Camaioni L. (1997), Pensieri da dire, «Psicologia Contemporanea», vol.23;

- Camaioni L., Longobardi E. e Bellagamba F. (1998), Evoluzione dei termini di stati mentali nelle storie di fantasia scritte da bambini in età scolare, «Età evolutiva», vol. 60;

- Camaioni L. (2001), Psicologia dello sviluppo del linguaggio, Bologna, Il Mulino;

-  Goleman D. (1995), Intelligenza emotiva, Milano, Rizzoli;

-  Di Pietro M. e Dacomo M. (2006), Giochi e attività sulle emozioni , Trento, Erickson;

-  M. Di Pietro (2014) L’ABC delle mie emozioni, 4-7 anni. Programma di alfabetizzazione socio-affettiva secondo il metodo REBT, Trento, Erickson

-  Roberts R. e Di Pietro M. (2004), Positiva-mente, Trento, Erickson.

E per finire, una bella poesia che riassume in modo efficace il senso dell’articolo:  Zitto da L’alfabeto dei sentimenti (poesie di J. Carioli,illustrazioni di  S. M. L. Possentini):

Un sentimento zitto

sta lì. Certo che esiste.

Puoi essere contento

oppure molto triste

ma se non lo sai dire

a chi ti vive accanto

quel sentimento vive

 per te. Per te soltanto.

Perciò, non fare il duro

racconta quel che senti.

Ci sono le parole

Per tutti i sentimenti.






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