Bambini digitali

16 maggio 2019 - Dott.ssa Barbara Sereni e Dott.ssa Agnese Checchinato

Bambini digitali

L’uso della tecnologia nei primi anni di vita


L’avvento del digitale è ormai parte integrante della nostra quotidianità. Siamo immersi in un mondo in cui la comunicazione e le relazioni vengono mediati dai social, dall’uso frequente dei diversi dispositivi digitali e dagli schermi: tv, tablet, pc, smartphone, ecc. I grandi cambiamenti che la tecnologia ha portato con sé si riflettono sulla nuova generazione di “nativi digitali”: bambini nati e cresciuti nell’era della connessione.

“Questa del digitale è la prima generazione che sviluppa un sapere senza che gli sia stato consegnato dalla generazione precedente. Insegnanti ai quali sono i propri allievi ad insegnare” (Daniele Novara, pedagogista e direttore CPP).

Tale affermazione fa riflettere sia educatori che genitori, poiché come adulti ci troviamo davanti ad una nuova sfida educativa: conoscere le tecnologie e l’utilizzo dei device, per poter accompagnare bambini e ragazzi nell’educazione al digitale.

Anche se spesso i figli, fin dai primi anni di vita, sembrano essere maggiormente abili nell’uso degli strumenti rispetto ai genitori, non possono di certo possedere quella consapevolezza necessaria all’utilizzo corretto dei dispositivi e di tutti i canali social a cui hanno facile accesso.

L’Oms, Organizzazione Mondiale della Sanità, di recente ha stilato delle linee guida in cui viene specificato che prima dei 2 anni i bambini non dovrebbero mai trascorrere del tempo seduti passivamente davanti agli schermi.

Dai 2 ai 4 anni il limite ritenuto ragionevole è intorno ad 1 ora al giorno e si consiglia, come buona pratica, che i bambini nei primi due anni trascorrano all’aperto almeno 3 ore al giorno, a contatto con la natura. Questa posizione, espressa dall’Oms, è perfettamente in linea con quanto ormai consigliato da pediatri, pedagogisti ed esperti in ambito educativo e medico, frutto di recenti risultati di varie ricerche svolte a livello internazionale.


Numerose sono, infatti, le evidenze scientifiche sulle interazioni della tecnologia con lo sviluppo neuro-cognitivo, il sonno, la vista, l’udito, le funzioni metaboliche, le relazioni e lo sviluppo emotivo in età evolutiva. Proprio in questi giorni, anche la Società Italiana di Pediatria per la prima volta si esprime con un documento ufficiale sull’uso dei media device nei bambini da 0 a 8 anni di età: “no a smartphone e tablet prima dei due anni, durante i pasti e prima di andare a dormire. Limitare l’uso a massimo 1 ora al giorno nei bambini di età compresa tra i 2 e i 5 anni e al massimo 2 ore al giorno per quelli di età compresa tra i 5 e gli 8 anni”.

Il Presidente della Società Italiana di Pediatria, Alberto Villani, afferma: “nessuna criminalizzazione delle tecnologie digitali, anzi alcune applicazioni hanno mostrato di avere un impatto positivo sull’apprendimento in età prescolare, purché usate insieme ai genitori. Ma come pediatri che hanno a cuore la salute psicofisica dei bambini non possiamo trascurare i rischi documentati di un’esposizione precoce e prolungata a smartphone e tablet”.

Non c’è alcuna ragione per cui i bambini, prima dei 3 anni di età, debbano entrare in contatto con tablet o altri strumenti digitali, poiché l’apprendimento in questa fase evolutiva avviene attraverso le esperienze sensoriali e sensomotorie. Proviamo a pensare ad un bambino di uno o due anni… Come conosce il mondo che lo circonda, gli oggetti, le persone? Come acquisisce capacità motorie, cognitive e relazionali? Utilizzando principalmente il proprio corpo: muovendosi, toccando, portando alla bocca, saltando, correndo, arrampicandosi, vivendo le sue piccole frustrazioni e cercando delle strategie per superarle.

Con questo l’intenzione non è dichiarare che non si possa “sporadicamente” guardare un cartone animato o qualche video interessante, ma che si debba essere consapevoli che il tablet, lo smartphone o la tv non hanno nulla a che fare con i bisogni educativi dei bambini da zero a tre anni. L’evoluzione del pensiero simbolico, lo sviluppo del linguaggio e di tutte le competenze relazionali avvengono attraverso il “gioco”, il gioco reale: i bambini hanno bisogno di fare esperienze reali, per non confonderle con il mondo virtuale. “E’ stato dimostrato che anche una TV accesa, laddove un bambino piccolo stia giocando, ne disturba l’attività, impedendogli di sviluppare la capacità attentiva, che gli servirà nella vita” (Serge Tisseron, Neuropisichiatria Infantile, Università di Parigi).

Lo stesso Tisseron, dopo aver condotto un’importante ricerca in Francia sull’uso del digitale durante l’infanzia, espone i risultati nel testo “Bambini e schermi”, dove riporta la sua regola d’oro: 3,6,9,12, ponendo l’accento sul “niente schermi prima dei 3 anni” (regola seguita da: console di gioco non prima dei 6 anni, Internet dopo i 9 anni e con la presenza di un adulto, Internet con maggiore autonomia a partire dai 12 anni).

L’attenzione, che risulta una capacità sottovalutata, riveste invece un ruolo fondamentale negli apprendimenti e nel modo in cui affrontiamo la vita. Gli schermi non sono giocattoli come gli altri: la successione di flash luminosi e sonori rapidi capta l’attenzione involontaria del bambino, che ha difficoltà a distoglierla e vede ostacolata la sua naturale curiosità nell’esplorare l’ambiente. “I flash luminosi che provengono dallo schermo non sono né prevedibili né rassicuranti e possono provocare emozioni e angosce che da solo il bambino non sa gestire” (Dott.ssa Ducanda e Dott.ssa Tirasse - studio svolto da medici pediatri francesi).

Per questo non si dovrebbero lasciare i bambini SOLI davanti agli schermi e soprattutto non per tempi lunghi. L’approccio genitoriale al Digitale: Esistono tre categorie generali di Digital Parenting, rispetto all’approccio che i genitori di oggi assumono nei confronti dell’educazione al digitale: - Digital Enablers, pongono pochissime restrizioni su come i bambini usano i dispositivi; - Digital Limiters, cercano in modo attivo di limitare l’uso dei dispositivi da parte dei bambini; - Digital Mentors, tendono a partecipare all’utilizzo dei dispositivi assieme ai figli.

E tu, in quale categoria ti riconosci? Coscienti del fatto che viviamo in un’era in cui non ci si può sottrarre alla tecnologia e che grazie ad essa possiamo avere anche diversi benefici, potremmo cercare di rendere noi stessi e i nostri figli dei fruitori consapevoli.

Qualche suggerimento utile:

Non dimentichiamo che i bambini ci guardano: noi adulti siamo sempre il loro esempio, il loro modello. Dalle nostre abitudini i bimbi imparano a regolare le proprie. E’ importante, per questo, che a casa ci siano dei tempi e delle zone de-tox, dove poter “stare” senza alcuno strumento o mediazione digitale. E’ importante stabilire degli orari entro i quali pc, tablet e smartphone vengano rigorosamente spenti (da tutti… anche da noi adulti). E, quando si utilizzano questi dispositivi, è importante farlo insieme per scegliere il tipo di programmi da guardare o di giochi con cui giocare.

Non lasciamo i bambini soli davanti allo schermo… Il Parental Control è un buon aiuto, ma non ci può sostituire. Selezioniamo contenuti di qualità, garantiti per la fascia d'età del bambino. L’educazione rimane la “tecnologia” più potente che l’essere umano abbia saputo sviluppare e trasmettere, per acquisire e migliorare le proprie conoscenze.